Due soci ci raccontano la loro visita estiva a La Crèche

L’accoglienza di suor Maria…Questo agosto in occasione di un viaggio in Palestina abbiamo fatto una visita all’orfanotrofio di Betlemme “La Creche” gestito da suor Sophie Bouerì e dalle sue consorelle delle Figlie della Carità di S. Vincenzo de Paoli. Siamo stati accolti da suor Maria, una suora italiana, che con il suo accento sardo ci ha raccontato la storia dell’orfanotrofio e le storie dei bambini accolti.

L’orfanotrofio è all’interno dell’ospedale che dal 1884 si trova a Betlemme. Negli ultimi 25 anni, non potendo garantire la qualità dei servizi, nell’ospedale funziona solo il reparto di maternità e ginecologia ed è stato dato in gestione all’ “Ordine di Malta”. Il nome “La Creche” dato all’orfanotrofio deriva dal francese e può essere tradotto in “capanna, culla”.

Vi sono ospitati attualmente una cinquantina di bambini in parte abbandonati e in parte casi sociali. A questi si aggiungono giornalmente altri 115/120 bambini dall’esterno che frequentano l’asilo d’infanzia. Questi ultimi vengono portati dai genitori alle 7.30 e rimangono fino al 16.00. Tutto il servizio è gratuito visto la quasi totalità di casi sociali. I bambini accolti in maniera permanente nella struttura rimangono fino ai 6 anni, dopodiché vengono inseriti nelle istituzioni gestite dall’autorità palestinese come case famiglia e orfanotrofi. L’inserimento in queste istituzioni viene preparato almeno 3 mesi prima con l’aiuto di assistenti sociali che accompagnano i bambini nel nuovo ambiente più volte. Nonostante ciò i bambini soffrono molto questo allontanamento da quella che considerano la loro casa e lo dimostrano diventando aggressivi, rifiutando il cibo e chiudendosi in se stessi. Comunque suor Maria conferma che nelle istituzioni in cui vengono accolti si trovano bene.

Il racconto di suor Maria continua nello spiegarci il servizio offerto dall’orfanotrofio alla comunità palestinese, costituita ora in gran parte da famiglie mussulmane e pochissime cristiane. Il disagio sociale dato dall’attuale situazione politico-economica in cui vivono i palestinesi, ma anche la tradizione e il concetto di onore presenti nella loro cultura, rendono la condizione della donna ancora molto grave, soprattutto quando questa si trova incinta al di fuori del matrimonio. La maggior parte dei bambini che arrivano all’orfanotrofio sono infatti frutto di relazioni che mettono le donne in condizioni di pericolo di vita e di allontanamento dalla famiglia. Le suore offrono loro ospitalità nell’ultimo periodo di gravidanza (tenuta nascosta ai familiari) e dopo il parto un breve periodo di convalescenza, offrendo loro uno stipendio minimo perché possano dimostrare, al rientro in famiglia, che in quel periodo sono state assenti per lavoro. L’aggravarsi della situazione israelo-palestinese degli ultimi tempi ha fatto sì che sia molto più difficile arrivare a Betlemme da altri territori palestinesi (Ramallah, Taibeh, Gaza, …) per cui sono aumentati i casi di bambini abbandonati per strada dopo il parto. Tra giugno e agosto 2008 l’orfanotrofio ne ha accolti ben 7 provenienti da fuori Betlemme. I bambini accolti a La Creche poi, non avendo nessun documento di nascita, hanno grosse difficoltà ad avere una adozione internazionale. La Creche pur essendo l’unica istituzione, presente nei territori sotto autorità palestinese, che accoglie bambini sotto i 6 anni in maniera permanente, non quindi solo per le ore di scuola classica, non ha nessuna sovvenzione statale, ma si mantiene in maniera propria attraverso le donazioni internazionali e i proventi del St. Vincent Guest House, albergo e ristorante per pellegrini a Betlemme (www.saintvincentguesthouse.net ).

La nostra visita continua all’interno dell’orfanotrofio e di seguito vi offriamo alcune immagini, pezzi di racconti, impressioni raccolte.Visita all’orfanotrofio con suor Sophie…Dopo essere entrati all’orfanotrofio di Le Creche incontriamo suor Sophie, un anziana suora sorridente di origine libanese, che ci accoglie nel nido e ci presenta i bambini piccoli che vi sono ospitati. Fuori c’è il gioioso frastuono di quelli più grandi che giocano tra loro e con un volontario italiano che non parla l’arabo ma…si fa capire perfettamente dai piccoli. Qualche ricordo dei discorsi fatti con suor Sophie in francese, dato che lei ha studiato a Parigi…

“I bambini sentono la mancanza dei loro genitori – dice Sophie – L’altra mattina un bambino si è svegliato molto presto in preda a un pianto irrefrenabile. Gli chiedo che cosa c’è che non va ma lui non mi dice nulla e piange. Lo porto a colazione ma non mangia e piange. Non so cosa pensare credo stia male….. poco dopo arriva la notizia che quella mattina il padre è stato assassinato con un colpo di pistola. Nonostante la nostra attenzione i bambini “sentono” la mancanza dei loro genitori e lo percepiscono oltre le distanze fisiche.”

Crediamo di poter testimoniare che l’ambiente dell’orfanotrofio è molto accogliente e per quanto abbiamo potuto vedere i bambini sono coccolati e accuditi in maniera splendida. ” Siamo molto grati agli italiani che ci aiutano spesso in molti modi. Anche il governo italiano, con molta sollecitudine, ha inviato degli aiuti dopo la seconda Intifada. In quel periodo non potevamo uscire da Le Creche perchè vi erano sparatorie continue; vedevamo i morti sulla strada ed eravamo nell’impossibilità di soccorrerli.Abbiamo ospitato nell’orfanotrofio dei giornalisti – anche italiani; era nostro dovere farlo…”.

Si scopre dalle parole di Sophie che l’accoglienza in qualsiasi situazione è un valore fondamentale e che non può essere secondaria a nulla. L’uomo chiunque esso sia deve essere in primis accolto… Chiediamo a suor Sophie del loro personale e quanto a loro costa mantenerlo.Risponde:”Il nostro personale è tutto formato da donne di Betlemme e dintorni, per lo più musulmane. Sono regolarmente tutelate e retribuite; il loro stipendio è di circa 500 $ al mese, al quale vanno aggiunti oneri per la tutela sanitaria e pensionistica per circa un 15% dello stipendio stesso. Sono costi notevoli per noi che viviamo di provvidenza; ma prima della carità bisogna praticare la giustizia.”

Ancora suor Sophie: ” Credo fermamente nella Provvidenza . Ne ho le prove tutti i giorni. Mi mancano 20.000 $ per pagare il riscaldamento….. arriva un gruppo tedesco che lascia un contributo di 20.000 $. Mi servono 27.000 $ per un intervento di cardiochirurgia ad un bambino gravemente ammalato… Portiamo il bimbo a Gerusalemme da un grande chirurgo ebreo. Solo lui può fare tale intervento…. Questi mi tranquillizza dicendomi di non temere. Farà l’ intervento al cuore senza volere nulla.”

Agosto 2008 Alessandro, Cecilia e alcuni amici pellegrini a Betlemme

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