Un medico in Africa

Da Karungu, Kenya


Avevo visto il Kenya da turista molti anni prima, ma era ormai giunto il tempo di saldare un conto rimasto in sospeso: ritornarci da medico. Così ho chiesto aspettativa per sei mesi dal mio lavoro di specialista cardiologa e ai primi di marzo 2005 sono partita per l'Africa.
Così mi sono trovata a fare la "tuttologa" in un paese dove c'è di tutto come patologia e praticamente nulla come medicina, quindi mi sono messa a studiare accantonando tutte, o quasi, le mie conoscenze mediche lì praticamente inutili ed ho imparato l'umiltà: sapere di non sapere, volere ma non potere, confrontandomi costantemente con la mia inadeguatezza di conoscenza e di mezzi.
La lingua è stato l'altro problema da affrontare, conoscevo un inglese poco più che scolastico e lì medici e infermieri parlano o inglese o il dholuo (lingua locale), e molto spesso non capivo proprio nulla, quindi ancora prima di orientarmi sulla patologia dei pazienti e conoscere la terapia adeguata e disponibile, dovevo capire cosa dicevano. Per non parlare poi delle difficoltà diagnostiche (gli strumenti disponibili sono limitati) e terapeutiche (mancano talvolta anche i farmaci essenziali!).
Così è cominciata la mia awentura, affidata ad un reparto di medicina generale, ufficialmente investita di un ruolo molto difficile da gestire anche emotivamente: l'età media dei nostri pazienti è di 25-30 anni il peso di 35­40kg (ma ne ho visti anche di 23kg!), l'HIV impera e in queste persone private delle difese immunitarie, qualunque malattia diventa difficile da trattare, impossibile da curare. La malaria spesso si presenta come malaria cerebrale, la tubercolosi si mangia gran parte dei polmoni e non solo, e le infezioni, per noi spesso banali e facili da trattare, fanno a gara a chi fa più danni e devasta più organi o porta più velocemente alla morte.

Africa

La disponibilità perle sacche di sangue è limitata, donatori ce ne sono pochi e spesso non lo possono donare perché anch'essi HIV positivi. Chinino e flebo non si negano mai a nessuno e scorrono a fiumi in vene difficilmente trovabili di gente con vomito incoercibile o diarree devastanti, già consumati dalla malnutrizione. Fegato e milza qui raggiungono dimensioni spaventose, anche grazie alle intossicazioni da "erbe" con cui a casa vengono trattati i malati da praticoni locali, perché questa "medicina" costa poco ma in compenso uccide molto.
Spesso mi venivano proposti casi ritenuti di competenzacardiologica perché alla radiografia del torace emergeva un cuore ingrandito, ma altrettanto spesso la diagnosi era da ricondurre ai danni che fa la tubercolosi che intacca qualunque organo compreso il cuore, a volte invece, soprattutto in bambini, sotto c'era una cardiopatia congenita in stadio troppo avanzato e comunque inoperabile perii costo troppo elevato dell'intervento che poteva essere fatto solo a Nairobi, a 8-10 ore di macchina da lì! In una settimana ho visto 2 ragazzini morire senza poter fare per loro assolutamente nulla se non una bella diagnosi!!!
Ma se è vero tutto questo, è pure vero che non potrò mai dimenticare il sorriso di Karen col quale mi ha accolto una mattina dopo una settimana di coma provocato da una delle tante infezioni "banali", o Amostl, cui abbiamo restituito la forza di giocare a pallone dopo un'infezione che gli aveva danneggiato il cuore, o Alice, che stava per essere portata via dalla malaria; ma per una battaglia vinta (cosa che dovrebbe essere la regola), ancora troppe sono quelle perse!
Una cosa mi ha lasciata perplessa fin dal primo giorno: l'assenza totale di lacrime, lì non si piange né per commozione né per dolore, neppure di fronte alla morte, tutto viene accettato come ineluttabile, non chiedono, aspettano e accolgono qualunque "sentenza" quasi con indifferenza o incoscienza.
Quanti ricordi da archiviare assieme alle sensazioni contrastanti, alla rabbia e all'impotenza, all'urgenza di fare ma non riuscire a farlo bene, al volere (ma non potere!) dare una chance a questa gente che sa morire ma non ha ancora imparato a vivere, senza passato e con un futuro incerto, in un presente scomodo che non concede speranza, in una terra dolente e senza tempo dove nulla è cambiato da sempre e forse per sempre.
Potrei andare avanti all'infinito per cercare di mettere l'Africa o il mio vissuto di essa in pagine e ancora non avrei detto nulla, ma so solo che amo smisuratamente questa terra e che in quegli occhi neri come l'ebano, profondi come il mare e vuoti di lacrime ho trovato il coraggio di vivere. La sua bellezza sta proprio nell'essere così selvaggia e indomabile. La vorrei un po' meno selvaggia e più domabile, forse meno bella ma più viva o almeno con più possibilità di vita, anche se non sarebbe più la mia Africa.

Antonella Levi Minzi

In evidenza

Una Strada al Marghera Estate Village

logo Marghera Village

Quest'estate dal 9 giugno presso il Marghera Estate Village trovate uno stand informativo di Una Strada: e c'è pure un'iniziativa per raccogliere fondi e rispettare l'ambiente con un colpo solo.

Il bilancio 2009

Venerdì 16 aprile scorso l'assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2009: tabelle, grafici e relazioni adesso sono on-line, nella pagina del bilancio.
E' la nostra orgogliosa risposta alla solita domanda: chissà dove finiscono, poi, tutti quei soldi?
E se qualcosa non fosse chiaro, non esitate a chiamarci.